Milioni di persone lavorano oggi da casa, magari al tavolo della cucina o su un divano che di certo non è stato pensato per otto ore di lavoro al giorno. Per molte aziende, però, la valutazione dei rischi è rimasta ferma a prima dello smart working: si continua a pensare alla sicurezza come a qualcosa che riguarda solo l'ufficio.
Il problema è che la responsabilità del datore di lavoro non si ferma sulla soglia di casa. Cambia il modo in cui va gestita, ma non sparisce.
Cosa dice la nuova norma sullo smart working
Con la Legge 34/2026, che ha introdotto il nuovo comma 7-bis all'art. 3 del D.Lgs. 81/2008, le regole sono state finalmente chiarite. In pratica, per le attività svolte in ambienti che l'azienda non gestisce direttamente, come la casa del dipendente, gli obblighi di sicurezza legati all'uso del computer si considerano rispettati se, almeno una volta all'anno, viene consegnata al lavoratore (e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) un'informativa scritta chiara, che spieghi i rischi generali e quelli specifici del lavoro agile.
Attenzione però a un equivoco comune: questo non vuol dire "un documento e via". Significa che la legge ha dato all'azienda uno strumento operativo preciso per gestire la sicurezza a distanza, ma va usato bene e integrato con il resto.
Cosa deve fare concretamente un'azienda
Per essere davvero in regola, un'azienda dovrebbe:
- Aggiornare il documento di valutazione dei rischi (DVR), includendo esplicitamente i rischi legati al lavoro da casa
- Preparare un'informativa annuale coerente con quello che è stato valutato e con la formazione già fatta ai dipendenti
- Mantenere attiva la sorveglianza sanitaria per chi lavora al computer, con le visite mediche fatte di persona dal medico competente
- Coordinare l'informativa con il protocollo sanitario, soprattutto per i lavoratori che hanno già delle condizioni di fragilità da tenere sotto controllo
Non è un adempimento burocratico fine a sé stesso: è la base su cui l'azienda si tutela se qualcosa va storto, e su cui il lavoratore può davvero contare per lavorare in sicurezza da casa.
E il lavoratore, cosa deve fare?
Anche chi lavora da remoto ha delle responsabilità: seguire le indicazioni ricevute, segnalare se qualcosa nella propria postazione non va, partecipare alla formazione proposta dall'azienda. La sicurezza in smart working funziona solo se è una responsabilità condivisa tra azienda e persona.
Non sei sicuro che la tua informativa sullo smart working sia aggiornata alla Legge 34/2026? È uno degli errori più comuni che troviamo quando affianchiamo le aziende. Richiedi una verifica gratuita e ti diciamo subito a che punto sei.
Perché conviene affidarsi a chi lo fa ogni giorno
Tra DVR, informativa, sorveglianza sanitaria e protocollo sanitario, è facile perdere il filo, soprattutto se la sicurezza non è il tuo lavoro quotidiano, ma un adempimento in più da gestire insieme a mille altre cose.
In BeSafe Group aiutiamo le aziende a mettere ordine in questi obblighi: aggiorniamo il DVR, prepariamo l'informativa annuale, organizziamo le visite con i nostri medici competenti in tutta Italia, in sede o presso i nostri laboratori associati.
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